La Società Anonima Ferrovia Sassuolo Modena Mirandola Finale (FSMMF) aveva ottenuto, dalla Provincia di Modena nel 1881, la concessione per l'esercizio della linea ferroviaria costruita a scartamento ridotto da 950 mm. Nel 1883 fu completato il tratto Modena-Mirandola, che venne attivato il 16 settembre, mentre il tratto (20,11 km) che da Cavezzo raggiungeva Finale Emilia fu aperto all'esercizio l'8 aprile 1884. Durante la seconda guerra mondiale, la ferrovia subì numerosi attacchi e bombardamenti da parte della forze alleate (il 20 novembre 1944 fu completamente distrutta dalle bombe la stazione di Massa Finalese, uccidendo 9 donne e un ufficiale tedesco e ferendo 19 persone), ma al termine del conflitto fu immediatamente ristrutturata, riprendendo il servizio già nell'agosto 1945. Il 6 settembre 1964, però, la linea venne soppressa e sostituita con il servizio passeggeri effettuato con autocorriere.

La prima idea, all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, fu quella di fare del tracciato dismesso dell’ex ferrovia Sefta un percorso naturalistico, con il recupero ambientale di piante e siepi. L’intenzione di realizzare un corridoio ecologico, poco più di dieci anni, si trasformerà nella costruzione di una pista ciclabile, grazie all’investimento di un milione di euro da parte della Provincia di Modena. I lavori iniziarono nel 2005 e il 23 giugno 2007 venne inaugurato il tratto di 11 chilometri che univa Finale Emilia a San Felice. Oggi, a quindici anni di distanza, la ciclabile ex Sefta è inserita in una rete di percorsi che unisce tutta la bassa modenese e che collega anche alla città di Modena. Altre ciclovie sono attualmente in fase di studio, in particolare la Regione Emilia-Romagna in continuità con quanto già attuato e avviato, sta attivamente promuovendo diverse iniziative per sviluppare una mobilità sostenibile con una maggiore sicurezza per la circolazione ciclistica, per incentivare i trasferimenti casa–lavoro, casa-scuola, per favorire il ciclo-turismo verso le città d’arte e le aree naturalistico paesaggistiche della nostra regione. Con questi obiettivi le Province Ferrara, Modena, Reggio Emilia, le Unioni della Bassa Reggiana, dei Comuni Modenesi dell’Area Nord, della Pianura Reggiana e i Comuni di Gualtieri, Guastalla, Reggiolo, Brescello, Boretto, Luzzara, Rolo, Bondeno, Finale Emilia, San Felice sul Panaro, Mirandola, Medolla, Concordia sulla Secchia, San Possidonio, Novi di Modena si propongono di realizzare una ciclovia per unire tutta l’area vasta emiliana colpita dal sisma del 2012, mediante un unico asse ciclabile che accomuni e unisca tra loro territori, dall’Alto Ferrarese, alla Bassa Modenese, alla Bassa Reggiana. Tale ipotesi di ciclovia presenta solo alcune porzioni ancora da progettare e realizzare, tra le quali il tratto Finale Emilia–Bondeno, già previsto dal PRIT (Piano Regionale Integrato dei Trasporti) come ciclovia regionale del Panaro.

Foto: Un tratto della ciclabile ex Sefta in uno scatto di Maurizio Goldoni

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