Nel primo inverno del dopoguerra la comunità di Cavezzo si rese protagonista dell’ospitalità di alcuni bambini milanesi e di molti romani, provenienti soprattutto da Roma e Velletri, nell’ambito di un progetto di solidarietà che coinvolgeva in modo più ampio l’intera regione Emilia-Romagna e altri centri del Nord-Italia. La sofferenza e la fame di tanti disagiati, colpiti gravemente dal recente conflitto, fu lenita dalla sensibilità di numerose famiglie cavezzesi che misero a disposizione dei loro ospiti, più o meno giovani, le sostanze – talvolta poche – di cui disponevano. Lo smistamento dei 218 bambini nelle rispettive famiglie avvenne presso la Scuola Elementare del centro; scuola che, unitamente a quelle di Disvetro Motta e Uccivello, accolse durante le lezioni i bambini in età scolare (quelli troppo grandi non frequentarono) in un clima di disagio visto l’affollamento che a tratti determinò l’alto numero di scolari.

Che questa esperienza di ospitalità abbia rivestito un’importanza particolare in tutti coloro che ne furono coinvolti è dimostrato dai molti contatti che nel corso degli anni si sono mantenuti vivi tra le famiglie e i loro ospiti, una volta che questi fecero ritorno alle rispettive case.

A poco più di cinquant’anni di distanza, il ritorno a Cavezzo di tanti ex-bambini e la pubblicazione di un libro sulla loro storia hanno rinnovato la forza di questo legame.

Bibliografia:
Scuole di Cavezzo, seconda edizioni, a cura di Memi Campana, Lucio Prandini e Alberto Zini, Edizioni Della Casa.

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