La Regione Emilia Romagna da anni dispone di un sistema di sorveglianza delle malattie infettive che rileva i casi confermati o probabili di malattie trasmesse dalla Zanzara Tigre.

Questa zanzara è vettore di diverse malattie virali, in particolare quelle causate da arbovirus, tra cui la chikungunya, la dengue, la febbre gialla e alcune encefaliti nelle zone tropicali e in numerose zone dell’Asia. Nelle nostre zone questi agenti patogeni sono assenti e quindi questo rischio è solo teorico.

La sola puntura della zanzara tigre rappresenta un problema. Si tratta infatti di un insetto molto aggressivo, che punge soprattutto nelle ore più fresche della giornata, al mattino presto e al tramonto, e riposa di notte sulla vegetazione. Le sue punture procurano gonfiori e irritazioni persistenti, pruriginosi o emorragici, e spesso anche dolorosi. Nelle persone particolarmente sensibili, un elevato numero di punture può dare luogo a risposte allergiche che richiedono un’attenzione medica. La presenza della zanzara tigre in numerosi focolai quindi può arrivare ad alterare le abitudini delle persone, inibendo i bambini e gli anziani dal giocare e sostare all’esterno nelle ore fresche della giornata, proprio quelle più piacevoli e adatte a questo genere di occupazioni.

Il Piano Arbovirosi Regionale prevede che nel periodo di attività della Zanzara Tigre alla segnalazione di un caso sospetto di Dengue, Chikungunya o Zika, i Comuni attivino un protocollo straordinario di emergenza tramite l’effettuazione di trattamenti larvicidi e adulticidi contro la zanzara nelle immediate vicinanze dell’abitazione del caso sospetto o confermato, al fine di ridurre il rischio di insorgenza di un focolaio epidemico. Il primo giorno i Comuni attivano gli interventi larvicidi e adulticidi nelle aree pubbliche, se il caso sospetto viene confermato, gli interventi adulticidi proseguono per altri due giorni sia su aree pubbliche che nei cortili privati, e presso ogni abitazione verrà affisso un volantino con l’elenco dei suggerimenti di prevenzione da attuare.

Pertanto lo sforzo complessivo messo in atto fino ad ora, dal Servizio sanitario regionale, dai Comuni e dalle Unioni ha consentito di minimizzare il rischio di sviluppo di focolai epidemici a partire dai casi importati.

Soltanto con la collaborazione di tutti si possono raggiungere risultati soddisfacenti per la buona salute di tutta la comunità dell’Area Nord Modenese.

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