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Le Valli Mirandolesi: la biodiversità che non ti aspetti

Condividiamo un articolo di Eleonora Tomasini, specializzata in conservazione della natura e fauna selvatica, che fin dalle prime righe permette di immergersi nella natura delle Valli Mirandolesi, luoghi di meravigliose scoperte.

"Gli uccelli hanno da sempre affascinato l’uomo. La loro capacità di volare nei cieli ci fa sognare, fantasticare e pensare alla libertà che si prova a non avere confini. Osservati e studiati fin  dall’antichità, gli uccelli hanno ricoperto ruoli spesso importanti nelle religioni e nelle società dell’uomo. I soli egiziani, nelle loro mastodontiche piramidi rappresentavano alcuni dei loro dei con sembianze di uccelli: è il caso del dio Thot, dio della luna e della scrittura raffigurato con la testa di un ibis sacro (Threskiornis aethiopicus), o di Bennu, uccello mitologico simbolo della eternità della vita, che assume le sembianze di un airone cenerino (Ardea cinerea). Nell’antica Grecia, Aristotele studia e scrive di uccelli; della loro etologia e delle loro migrazioni, in un trattato chiamato “Storia degli animali”. Come non menzionare Athena, dea della saggezza e della guerra, sempre raffigurata con simboli che riportano alla comune civetta (Athene noctua). Si susseguirono nel corso della storia altri diversi studiosi dell’ornitologia, così viene oggi chiamata lo studio degli uccelli, passando per il naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi (1522-1605), a Carlo Linneo (1707-1778), a Charles Darwin (1809-1882) e tantissimi altri ancora.

 

Civetta (Athene noctua). Foto: Valentina Bergamini

Nonostante le metodologie di studio si siano sempre più raffinate e moltissime sono le cose che oggi sappiamo su questo ricco gruppo di animali, ancora tanto rimane da scoprire; non solo per il fascino intrinseco di queste creature, ma per la conservazione dello stesso pianeta su cui viviamo. La presenza di questo gruppo di animali infatti, migratori anche per lunghe distanze, ha influenze sul traporto di semi per esempio, e può essere usato per monitorare gli eventi che caratterizzano questa delicata fase storica che stiamo vivendo di grandi cambiamenti climatici.

Ce lo spiegano quelli della SOM (Stazione Ornitologica Modenese), branca del CISNIAR (Centro Italiano Studi Nidi Artificiali), che si occupano da più di 30 anni di monitorare, censire, studiare e di seguito divulgare lo status degli uccelli italiani che troviamo sul nostro territorio, in un’area che è sovrapponibile a quella dell’unione dei comuni dell’area nord. La SOM svolge le sue attività all’interno della ZPS (Zona a Protezione Speciale) delle valli mirandolesi, di cui oggi vorrei parlarvi. L’area è costituita da un mosaico di habitat: dalle zone umide, alle praterie arbustate a siepi e boschetti; habitat ricreati prevalentemente da aziende agricole negli anni ‘90 del secolo scorso grazie a degli incentivi comunitari per aumentare gli ambienti naturali dove potessero risedere specie di fauna e flora selvatiche.

Oggi nell’area troviamo ad accoglierci una casetta costruita dalla SOM per ufficializzare il proprio centro ed ospitare gli eventi aperti al pubblico. Ma prima di arrivare al parcheggio, sulla strada ghiaiata che dovrete percorrere fate ben attenzione sopra le vostre teste! Dal 2015 è infatti partito un interessante progetto chiamato “Il viale dei nidi” che ha finora visto la messa a dimora di 43 nidi artificiali in tre diverse località tra cui appunto la strada che porta al punto di ritrovo della SOM. Questi nidi sono stati occupati da diversi animali come taccole, civette, gheppi ed assioli, ed hanno dato un aiuto importante a queste specie, che a causa dell’antropizzazione trovano sempre meno gli spazi consoni per la loro nidificazione."

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Ringraziamo Eleonora Tomasini per la gentile concessione e le importanti riflessioni.

Oasi il Pettazzurro. Foto: Valentina Bergamini

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