Biomedicale

Nella "Biomedical Valley"
 
Nella "Biomedical Valley" si costruisce il futuro. Qui è nato il primo rene artificiale italiano, e qui sono stati ideati e prodotti alcuni dei più avveniristici macchinari ospedalieri oggi disponibili sul mercato. Il distretto bioemedicale delle meraviglie è un comparto d'eccellenza nel panorama industriale italiano, con una concentrazione di imprese specializzate che ha pochissimi eguali al mondo. Una produzione a forte contenuto innovativo è la caratteristica del settore, i cui inizi affondano nei primi anni 60 quando un giovane farmacista, Mario Veronesi, diede inizio alla crescita vorticosa che trasformò per sempre il volto dell'economia locale. Il motore del sistema è a Mirandola, la città di Pico, ma anche nei Comuni limitrofi la diffusione di imprese che vivono di biomedicale è stata capillare. Più del 60% della produzione è destinata all'esportazione.
  
 

I DATI DELLA TERZA RILEVAZIONE DELL’OSSERVATORIO
 
La dimensione del settore biomedicale
Valori riferiti all’universo delle imprese
 
 1997200020002004*
Fatturato
(Milioni di € correnti)
400,2515,5621,5632,9
Quota Export (%)49,360,760,060,0
Imprese74707874
Addetti3209366042484256
 
*Preconsuntivo - **Variazione calcolata sul valore delle esportazioni
Fonte: R&I s.r.l - Osservatorio sul settore biomedicale nel distretto mirandolese
I prodotti realizzati
Valori riferiti all’universo delle imprese
 
 199720002003
Milioni di € correntiv.a.%v.a.%v.a.%
Macchine elettromedicali52,813,281,815,9118,919,1
Disposable332,283,0423,282,1474,776,4
Altri prodotti medicali6,81,75,51,111,21,8
Altro (servizi, ecc.)8,42,15,00,916,82,7
Totale400,2100,0515,5100,0621,5100,0
 

Fonte: R&I s.r.l. - Osservatorio sul settore biomedicale nel distretto mirandolese

I settori d’impiego dei prodotti
Valori riferiti all’universo delle imprese
 
 199720002003
 %%%
Emodialisi47,046,544,8
Cardiochirurgia17,416,020,1
Trasfusione/Autotrasfusione9,310,010,9
Aferesi3,22,11,8
Nutrizione/Infusione1,73,82,3
Anestesia e rianimazione11,013,17,0
Ginecologia0,60,40,7
Ortopedia0,60,90,7
Chirurgia0,80,60,8
Urologia1,00,30,5
Drenaggi--1,0
Radiologia-1,52,2
Prodotti utilizzati in più settori2,51,73,1
Altri medicali1,51,21,5
Prodotti non medicali1,00,50,4
Non disponibile2,30,92,3
Totale produzione100,0100,0100,0
 
Fonte: R&I s.r.l. - Osservatorio sul settore biomedicale nel distretto mirandolese
UN DISTRETTO CHE CRESCE IN FATTURATO E OCCUPAZIONE 
L' Osservatorio sul settore biomedicale nel distretto mirandolese è promosso dall'Unione dei Comuni Modenesi dell'Area Nord, dalla Provincia di Modena, dalla Camera di Commercio di Modena, ed è sostenuto da Assoindustria, Cna, Lapam, Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola. L’Osservatorio nasce allo scopo di monitorare l’evoluzione del settore biomedicale localizzato in provincia di Modena, attraverso la realizzazione di indagini periodiche sulle imprese operanti nel settore.
 Con questo strumento si persegue l’obiettivo di fornire un profilo costantemente aggiornato della situazione dell’industria locale, e di far emergere le tendenze in atto ed i problemi che caratterizzano le imprese del distretto. Il rapporto presentato al convegno contiene i risultati della terza indagine che analizza i cambiamenti avvenuti nel periodo 2000-2004. A cadenza triennale, l’Osservatorio censisce le aziende di produzione attive nel settore e, attraverso la somministrazione di un questionario, raccoglie informazioni, non desumibili dalle fonti statistiche ufficiali, sull’universo delle imprese. 
 
LE TENDENZE PRINCIPALI
 
 Nel periodo analizzato, 2000-2003, il distretto biomedicale mirandolese dimostra una buona capacità di crescita, con un fatturato che aumenta, a prezzi correnti, del venti per cento nei tre anni considerati e un’occupazione che incrementa del sedici per cento.
Rispetto al triennio precedente, 1997-2000, il ritmo di crescita del distretto risulta abbastanza simile, soprattutto per quanto riguarda l’occupazione, mentre in termini di fatturato l’evoluzione degli ultimi anni appare meno brillante. L’analisi del pre-consuntivo 2004 mostra una stabilità dei valori raggiunti, confermando un rallentamento complessivo della crescita del distretto. Il fatturato previsto per il 2004 è di 632,9 milioni di euro e gli addetti 4.256 unità.
L’industria biomedicale di questa area assume un ruolo molto importante all’interno dell’industria biomedicale italiana. Modena è la prima provincia italiana per numero di addetti e per valore delle esportazioni nell’industria biomedicale, con una quota pari a circa il 20%, seguita da Milano e da Bologna, e l’Emilia Romagna rappresenta la prima regione italiana per numero di occupati in questo settore industriale.
 
 Nel periodo 2000-2003, l’export del settore biomedicale cresce a tassi inferiori, rispetto al triennio precedente, per cui la dinamica positiva del settore è da attribuire, negli ultimi anni, anche all’andamento del mercato nazionale.
Le vendite sul mercato interno crescono, infatti, leggermente di più rispetto alle esportazioni.
 
  L’export di prodotti biomedicali flette, in particolare, nell’anno 2003, mentre nei primi nove mesi del 2004 registra un leggero recupero che, se confermato, non sarebbe comunque sufficiente a recuperare i valori delle esportazioni registrati negli anni precedenti. Negli ultimi tre anni, la specializzazione produttiva del distretto registra un incremento del peso delle macchine elettromedicali, dal 15,9% al 19,1% del fatturato, anche se la maggior parte della produzione rimane legata ai prodotti monouso, con i quali il settore sviluppa il 76,4% del valore della produzione complessiva. La crescita del fatturato realizzato con le apparecchiature rafforza una tendenza già presente nel triennio precedente, e le imprese che la determinano sono prevalentemente le aziende di maggiori dimensioni. All’interno della produzione di monouso, i cosiddetti disposable, i prodotti che registrano una maggiore espansione sono i componenti, mentre i disposable finiti sono i prodotti che registrano la crescita minore.
Considerando i settori di impiego, la specializzazione più importante del distretto rimane quella nelle apparecchiature e disposable per emodialisi, con il 45% della produzione totale. Questo settore, sul quale si è formato il sistema produttivo all'inizio degli anni '60 e per il quale Mirandola vanta una posizione di leadership a livello internazionale, ha registrato negli ultimi anni tassi di crescita inferiori alla media degli altri prodotti. Oltre alla dialisi, si confermano settori importanti la cardiochirurgia, la trasfusione/autotrasfusione, l'anestesia/rianimazione, ma molti altri sono i campi di applicazione dei prodotti realizzati dall'industria biomedicale mirandolese.
Il processo di ampliamento della gamma dei prodotti e di diversificazione dei settori d’impiego prosegue anche negli anni più recenti e vede come protagoniste soprattutto le imprese nuove nate. La metà delle aziende nate negli ultimi tre anni realizza prodotti destinati a settori d’impiego nuovi per il distretto, e anche se il valore di queste produzioni è relativamente contenuto è auspicabile che in futuro possa registrare una crescita.
Un aspetto rilevante che emerge dall’indagine riguarda i cambiamenti intervenuti nelle politiche di decentramento produttivo. Le aziende del settore biomedicale continuano ad essere integrate dal punto di vista produttivo, e a realizzare internamente gran parte della produzione offerta. Negli anni più recenti, tuttavia, si è registrato un incremento considerevole delle produzioni delocalizzate all’estero. A determinare questo fenomeno sono soprattutto alcune imprese di grandi dimensioni, che decentrano ad aziende di produzione estere controllate direttamente o collegate al gruppo di appartenenza. Nel periodo considerato, la delocalizzazione all’estero ha penalizzato soprattutto le produzioni prima affidate a subfornitori di altre regioni italiane, ma a partire dalla seconda metà del 2004 anche le aziende locali di subfornitura hanno risentito di un processo di riduzione delle commesse. La subfornitura del distretto è sempre stata molto legata ai grandi committenti locali, e, nel corso degli ultimi anni, questa dipendenza si è ulteriormente accentuata. Per questo motivo le imprese di subfornitura si trovano in una condizione di elevato rischio e vulnerabilità.
 
 
LE PROSPETTIVE

 
 Lo scenario delineato dalle imprese per i prossimi anni, 2004-2006, indica una tendenza alla stabilità sia a livello di occupazione che di investimenti. Le imprese che prevedono di aumentare gli occupati sono soltanto un terzo del totale, e fra queste numerose sono aziende nuove nate che da poco hanno superato la fase dello start-up, mentre all’interno del nucleo di imprese di maggiori dimensioni vi sono alcune previsioni di diminuzione dell’occupazione.
Gli investimenti sono previsti in crescita da circa un terzo delle imprese, e fra le aziende di medie dimensioni questa quota risulta più elevata. Nelle imprese di grandi dimensioni, invece, il livello degli investimenti è previsto relativamente stabile e in, alcuni casi, inferiore a quello degli anni precedenti. Nel complesso, le previsioni realizzate dalle imprese del settore delineano uno scenario caratterizzato da ritmi di crescita inferiori a quelli dell’ultimo triennio, anche se l’incertezza del contesto esterno rende difficile la formulazione di ipotesi da parte di un significativo numero di aziende.
Un aspetto che contribuisce a rendere complessa la definizione di uno scenario evolutivo è rappresentato dalle strategie delle imprese multinazionali presenti nel distretto. Se la chiusura dello stabilimento Baxter non ha avuto un rilevante impatto sull’occupazione locale, essa, tuttavia, si inserisce all’interno di una strategia di ri-localizzazione delle attività produttive che sta interessando tutti i grandi gruppi multinazionali. I fenomeni di accentramento a Mirandola di produzioni a maggiore valore aggiunto e di decentramento all’estero di prodotti standardizzati e a minor valore, hanno già interessato alcuni gruppi e altri si apprestano a farlo nei prossimi anni. Occorre, quindi, vedere se questo processo potrà garantire i livelli occupazionali attuali o determinerà nel complesso un saldo negativo.
A ciò si aggiungono i processi di riorganizzazione/razionalizzazione interni ai gruppi ed i fenomeni di nuove acquisizioni, che possono rapidamente modificare gli assetti delle imprese locali, aumentandone o diminuendone il grado di autonomia, e mutandone così le prospettive future.
E’ rilevante, tuttavia, sottolineare che nelle previsioni per i prossimi anni, le aziende che intendono introdurre nuovi prodotti e ampliare la gamma offerta aumentano in misura molto significativa, e incrementano anche quelle che prevedono di innovare i prodotti esistenti. Fra gli altri obiettivi perseguiti, si rileva un forte aumento delle aziende che intendono ampliare i mercati di sbocco. Questi elementi rassicurano sulla vitalità del settore, che si esprime sia attraverso la nascita di nuove imprese che realizzano prodotti nuovi per il distretto sia attraverso l’impegno delle aziende pre-esistenti nell’introduzione di nuove produzioni.
Rimangono, tuttavia, alcuni aspetti critici che riguardano, in particolare, le aziende di piccole dimensioni che realizzano apparecchiature e disposable finiti. Queste imprese, oltre ad avere subìto negli ultimi anni il maggiore arretramento sui mercati esteri, indicano come problema principale proprio la difficoltà ad entrare su nuovi mercati.
Le prospettive di crescita di questo consistente nucleo di aziende sono fortemente condizionate dalla capacità di superare queste difficoltà, in quanto il mercato interno, sul quale esse prevalentemente operano, non offre spazi sufficienti per favorirne uno sviluppo significativo. Il secondo aspetto, che riguarda sempre le imprese di piccole dimensioni, è legato ai problemi finanziari. L’elevata esposizione finanziaria che caratterizza, in generale, le imprese del settore biomedicale, grava maggiormente sulle imprese di minori dimensioni, e questo può condizionare negativamente la capacità, di queste aziende, di sostenere l’impegno sul fronte della ricerca sul prodotto. Il sostegno all’attività di ricerca e innovazione del prodotto e il supporto all’ampliamento dei mercati esteri di sbocco rappresentano quindi due ambiti prioritari di intervento per l’industria biomedicale di questa area.
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